Mario Lanaro
O salutaris Hostia
mottetto spazializzato

di Walter Marzilli
Repertori, Choraliter 59, settembre 2019

Il brano è scritto per due soliste donne, coro a quattro voci e triangolo, con brevissime divisioni di pedale nelle sezioni maschili. Inizia con due solisti ai lati del coro che cantano con le spalle al pubblico due identiche brevi melodie, una dopo l’altra.

Lanaro inizia subito con questo ottimo espediente, che permette di allungare lo spazio architettonico molto in avanti e anche lateralmente, per mezzo dell’evidente effetto stereofonico. Nel corso del brano le due soliste ruoteranno di 180° in senso inverso per quattro volte, alle battute 11, 31, 53, 67. Questo contribuirà ad arricchire il suono di sfaccettature sonore e di effetti in chiaroscuro. Come si vede nella prima pagina del brano a lato, pubblicato da Edizioni Carrara in chiusura del numero 103 della rivista Polyphonia (luglio-settembre 2016), si legge la dicitura in grassetto “Profumo d’incenso”. L’autore lo ottiene attraverso alcune sapienti scelte: l’ostinato dei soli, che emettono un intervallo discendente di terza minore, uno di quinta ascendente e poi ancora un semitono, i cluster tra soli e bassi all’inizio e poi con tutto il coro, infine l’intervento effimero e sognante del triangolo che suona leggermente 13 volte in 73 battute, creando una preziosa sospensione mistica. In questo senso contribuisce a dare un sapore tutto particolare al brano la scelta di adottare un trattamento diatonico delle voci, e l’uso intelligente e sensibile delle dissonanze. Il brano ne è pieno, ma non creano semplici urti, bensì sinuosa fusione e amalgama vocale.

Non mancano le citazioni colte, che manifestano la profondità di pensiero e la ricchezza culturale dell’autore. Alle battute 52-55 i due soli danno vita a un incremento di tensione e di altezza dei suoni nei quali si riconosce la forma retorica dell’anabasi. Nel frattempo, durante il 3/4 del coro, le soliste eseguono una classica figura ritmica di emiolia dal sapore preziosamente rinascimentale.
Il testo è in latino, ma alle battute 14-16 e 43-46 è presente una commistione latino-italiano, con i due soli che cantano un breve testo di David Maria Turoldo. Per dare continuità e coesione strutturale alla composizione, alla battuta 34 l’ostinato dei soli passa al coro. Una continua e intima tensione emotiva pervade tutto il brano, che lentamente culmina nelle parole in patria, ripetute con enfasi e incisività da tutte le voci per quattro volte, che rappresenta l’apice emotivo del brano. Poi tutto si calma verso un Amen sereno e meditativo, e il suono torna a confondersi con le volute dell’incenso. Un brano di grande espressività emozionale, che pure è raggiunta con l’impiego di sole quattro voci corali, dimostrando che si può scrivere musica moderna e affascinante senza dover ricorrere alle abusate divisioni in otto voci.

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